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sabato 23 maggio 2009

Manifesto!

Oooooooo!! Evviva! Finalmente il primo POST!
Benvenuti a tutti!
Inizio con un manifesto programmatico: per me, come diceva qualcuno - poi ripreso da taaanti, tanti altri - le parole sono pietre, ed esiste - anzi è obbligatoria - una dimensione "impegnata" della cultura, dalla letteratura, al teatro, a tutto quell'universo che si definisce "umanistico".
Ovviamente questo comporta - come potrete ben capire - una visione radicale del ruolo dell'intellettuale-letterato-filosofo-artista...una visione anche alternativa, che tenda a guardarne alcuni aspetti piuttosto che altri, a valorizzarne opere, azioni, parole, per raggiungere una coscienza "corporativa" che sia pasoliniana, anche se con moderazione, o meglio con rispetto e non con acquisiscenza.
Gli interventi - lo dichiaro sin da subito - non saranno né puntuali, né seguiranno un ordine ben preciso, solo quattro rubriche più o meno fisse:
  • LEGGERE/NON LEGGERE che vuole citare «Libri da leggere e da non leggere» dei Quaderni Piacentini
  • IL CASO UMANO, indagini periodiche su figure simboliche della storia o della cultura italiana e non solo
  • FILMOGRAFIA E FORMAZIONE, dedicata al la cinematografia e al controverso odiosamato mondo del documentario
  • LA CITAZIONE, rubrica fissa su citazioni, che cercheranno di essere quanto più attuali(zzabili) possibili.
Detto questo, vi lascio con una "citazione d'intenti", di pasoliniana memoria:
Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio...

Cos'è questo golpe? Io so
Pier Paolo Pasolini
Corriere della Sera
14 novembre 1974
fonte: http://www.corriere.it/speciali/pasolini/ioso.html